




Prima parte
Seconda parte
Monteiasi è una vivace cittadina situata in una fertile conca dell'entroterra tarantino, caratterizzata da una vista panoramica sul Mar Piccolo. Insieme ad altri comuni limitrofi (S. Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Carosino, Faggiano e Monteparano), fa parte del comprensorio denominato "Albania Tarantina". Dopo aver sofferto a lungo per la disoccupazione e l'esodo rurale tra l'Ottocento e la prima metà del Novecento, il paese ha vissuto una ripresa occupazionale a fine anni '50 grazie al polo siderurgico di Taranto. Successivamente, la crisi della grande industria alla fine degli anni '80 ha spinto verso una riqualificazione dell'artigianato e del settore agroalimentare. Le origini di Monteiasi sono avvolte da diverse ipotesi, nessuna delle quali è supportata da prove documentarie certe. Secondo alcune interpretazioni, il toponimo deriverebbe dal greco Monos Tiasos ("zona sacra"), in riferimento ai numerosi reperti votivi legati al culto di Dioniso rinvenuti nel territorio. Altre teorie collegano il nome alla figura mitologica di Giasone, che avrebbe fondato il paese durante il viaggio degli Argonauti, mentre lo storico Arditi ritiene che derivi dalla posizione geografica del centro, situato "tra i monti" di Montemesola, Monteprano e Grottaglie. Le testimonianze archeologiche dimostrano che il territorio fu abitato fin dal Neolitico, come attestano reperti litici, strutture di abitato e focolari rinvenuti nell'area della Palummara. Successivamente il sito conobbe la presenza delle civiltà magnogreca e romana. Durante l'età romana, la vicinanza alla Via Appia favorì la nascita di un punto di sosta per viandanti e commercianti, identificato con il Parcus Taberna, da cui deriva l'attuale Barco della Taverna, importante luogo di collegamento tra l'età antica e il Medioevo.
A partire dalla fine del Quattrocento la storia del paese diventa meglio documentata. La posizione strategica lungo importanti vie di comunicazione contribuì alla formazione del primo nucleo abitato, sviluppatosi attorno alla Masseria della Taverna e all'attuale Palazzo Ducale. Nel Cinquecento la masseria ospitò una stazione del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni, poi noto come Ordine di Malta. Secondo gli studi di Giovanni Mattacchiera, la fondazione del casale fu promossa da Geronima Delli Monti, vedova di Francesco Antonio Antoglietta, che nel 1513 ottenne l'autorizzazione a edificare il nuovo centro abitato. I primi abitanti furono contadini e artigiani provenienti soprattutto da Grottaglie. La famiglia Antoglietta favorì inoltre l'insediamento di una colonia di Albanesi giunti in Puglia tra il 1461 e il 1470. La comunità albanese contribuì allo sviluppo del paese e visse a lungo in armonia con la popolazione locale, fino alla fine del XVI secolo, quando il passaggio del feudo alle autorità ecclesiastiche di Taranto e il divieto del rito greco provocarono una nuova migrazione e il conseguente spopolamento dell'area. Successivamente Monteiasi fu elevata a baronia e poi a ducato, entrando nei possedimenti della famiglia Ungaro. A questa famiglia è legata la tradizione della miracolosa guarigione di un loro figlio davanti alla reliquia del Santissimo Crocifisso, evento che consolidò il culto del Crocifisso, proclamato patrono della comunità con una bolla pontificia del 1682. Nel 1799 Monteiasi fu inoltre uno dei luoghi da cui ebbe origine la rivolta sanfedista contro la Repubblica Partenopea, contribuendo alla restaurazione della monarchia borbonica. Per lungo tempo il paese rimase un sobborgo di Grottaglie, prima di acquisire una propria identità storica e amministrativa.
Il territorio comunale di Monteiasi, in parcolare la zona situata all'estremo limite nord non distante dalla stazione ferroviaria e degradante verso il canale Levrano d'Aquino, è un'area ricca di testimonianze archeologiche di epoca magnogreca ed ellenisca (VII-III sec. a.C.) riconducibili alla chora tarantina. La storia dei ritrovamenti in quest'area ha inizio nel 1891 con la scoperta, nella tenuta San Nicola, di una vasta necropoli di circa oanta tombe contenente materiale greco, rinvenuta purtroppo completamente sconvolta. Successivamente, nel 1900, è stata scavata una sepoltura in contrada "Le Grottole", a cui si sono aggiunte nel tempo il ritrovamento sporadico di monete d'oro e l'individuazione di alcune tombe in contrada "Aiella", probabilmente collegate ai piccoli nuclei sepolcrali di epoca ellenisca vicini alla Masseria Palombara. Il primo vero intervento scientifico e sistematico nell'area è stato condotto nel dicembre del 1995 in contrada Mastorna. Lo scavo ha messo in luce una tomba a fossa rettangolare orientata nord-sud, scavata nella roccia e rivestita da lastroni di pietra tufacea con una copertura a doppio spiovente. Nonostante il sepolcro fosse già stato manomesso dai clandestini, gli archeologi sono riusci a stabilire che si trattava di una deposizione indubbiamente femminile. All'interno della fossa è stato infatti recuperato parte del corredo funebre, composto da uno specchio circolare in bronzo,
alcuni bottoni in osso, due conchiglie e frammenti di orecchini a navicella con pendenti in terracotta dorata,
ornamenti tipici delle necropoli tarantine della seconda metà del IV sec. a.C.



Tra le opere d'arte si segnalano tre antichi crocifissi storici, tra cui spicca quello in legno di pero selvatico di scuola napoletana, giunto nel 1682 e posizionato sull'abside al posto della statua settecentesca in cartapesta leccese di San Giovanni Battista. Gli altri due crocifissi settecenteschi, più
piccoli, sono conservati in sagrestia insieme a una statua seicentesca della Vergine Immacolata. Situata nell'immediata periferia ovest, la Masseria Taverna rappresenta un'importante testimonianza storica in quanto stazione del Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, i Cavalieri di Malta. La struttura sorse su un terreno privato sopra preesistenze più antiche, in un periodo successivo al trasferimento della sede dell'Ordine a Malta nel 1525. Questo evento spostò le rotte marittime verso il porto di Taranto, rendendo la masseria un fondamentale avamposto militare per la difesa, il controllo del territorio e la raccolta dei prodotti agricoli destinati alle truppe. Dopo la battaglia di Lepanto del 1571 e il progressivo disimpegno dei cavalieri dalle sedi periferiche, il sito venne abbandonato e i braccianti rimasti diedero vita a un casale che passò poi sotto la famiglia Antoglietta. Dal punto di vista architettonico, il complesso fortificato comprende una chiesa, depositi, magazzini, un frantoio e un giardino, originariamente protetto da una muraglia mistilinea di cui sono ancora visibili le basi lungo il canale. La vicina Chiesa Barco della Taverna fu edificata sempre dagli Antoglietta come cappella della masseria. In questo luogo sacro si officiava sia il rito latino che quello greco, quest'ultimo guidato da sacerdoti greco-albanesi per via della forte presenza di coloni albanesi nella zona. Durante la sua visita pastorale del 1578, l'arcivescovo Brancaccio descrisse la chiesa come un edificio con un solo altare e pareti ornate da affreschi di santi, privo di fonte battesimale e indipendente dalla parrocchia di Grottaglie per le funzioni in rito latino. A breve distanza dalla masseria sorge il Palazzo Ducale, una struttura imponente che sovrasta le abitazioni circostanti offrendo una veduta panoramica su Taranto e sul Mar Piccolo.
Al suo interno si trova una cappella seicentesca dedicata a San Giovanni Battista, fatta erigere dai nobili Antogliettaa nei primi anni del XVII secolo sul lato sinistro dell'atrio d'ingresso e dotata anche di sepolture interne. Sul retro del palazzo è ancora perfettamente conservato un muro portante di epoca medievale, riconducibile alla struttura originaria un tempo nota come "Masseria di Monteiasi", un toponimo storicamente documentato a partire dal 1478. Un’altra chiesa storica di Monteiasi è La Cappella della Confraternita del SS. Sacramento e Rosario. La cappella nota a livello locale anche come Oratorio ANSPI SS. Crocifisso, è il fulcro spirituale delle secolari tradizioni religiose e dei riti identitari della comunità monteiasina. All'interno della cappella è custodito un pregevole organo a canne d'epoca, preziosa testimonianza del patrimonio storico-artistico locale, spesso protagonista di rassegne
concertistiche d'alto livello. L'edificio si presenta come una tipica struttura confraternale del XVIII secolo, posizionata a breve distanza dal cuore del centro cittadino. Ogni anno a ottobre, l'oratorio ospita l'avvio delle celebrazioni solenni. Il simulacro della Vergine viene prelevato dalla cappella e trasferito in processione verso la parrocchia per l’intronizzazione. La confraternita è la custode della Processione dei Misteri a Monteiasi. L'evento solenne si snoda proprio a partire dalla cappella, preceduto dal caratteristico e doloroso suono della "troccola" (o trenula). Il territorio di Monteiasi si presta particolarmente agli itinerari naturalistici, come il ciclo-tour che attraversa le campagne limitrofe caratterizzate da distese di uliveti e vigneti secolari e architetture storiche come la Torre Masseria Teriesola in Strada Citrezze che si snoda all'interno del suggestivo scenario del Parco Naturale Regionale del Mar Piccolo: uno scrigno di biodiversità noto per i "citri" (sorgenti sottomarine di acqua dolce) e per l'allevamento delle rinomate cozze tarantine. L'area ospita cavallucci marini, fenicotteri e siti storico-naturali.
Il centro storico di Monteiasi si sviluppa su una pianta compatta e quadrangolare, impostata lungo una via principale. Il suo fulcro spirituale e architettonico è la Chiesa Matrice, dedicata a San Giovanni Battista ed edificata nei primi anni del 1600 dalla famiglia Ungaro, duchi di Taranto, con il supporto dei coloni albanesi che vi praticavano inizialmente il rito greco. In origine, la struttura consisteva in un'unica navata con un soffitto realizzato in travi di legno e copertura in canniccio. Tra il XVII e il XIX secolo l'edificio ha subito profonde trasformazioni che ne hanno delineato la forma attuale. Nella seconda metà del Seicento si realizzò un primo ampliamento con lo sfondamento del muro di fondo per la costruzione dell'abside e della sagrestia, seguito alla fine del secolo dalla creazione delle sepolture sotterranee a botte, utilizzate per i confratelli e la popolazione fino all'inaugurazione del cimitero moderno nel 1844. Nel 1824 venne eretto il cappellone ottagonale del Santissimo Sacramento, mentre tre anni dopo fu edificata la navata destra insieme al cappellone del Crocefisso. Anche l'esterno è stato radicalmente modificato nel tempo. Nel 1834 la vecchia facciata seicentesca fu sostituita con una neoclassica; successivamente, intorno alla metà del Novecento, venne aggiunto un pronao in stile classicheggiante per consolidare la facciata stessa, appesantita dai precedenti restauri. In questo stesso periodo sorsero la cancelleria comunale e il campanile a torre, che andò a sostituire quello settecentesco a vela, mentre la copertura a botte fu rifatta nel 1951
perché pericolante. Oggi l'esterno si distingue per l'imponente facciata neoclassica con portico a massicci pilastri, sul cui prospetto laterale spiccano un grande orologio installato originariamente nel 1719 e due nicchie decorate con bassorilievi. All'interno, la chiesa custodisce una preziosa Reliquia della Croce, ottenuta dagli Ungaro da Papa Innocenzo XI nel 1682, il quale proclamò il Crocifisso protettore di Monteiasi.



Prima parte
Seconda parte
A Monteiasi, la festa patronale principale è dedicata all'Esaltazione della Santa Croce (o SS. Crocifisso) e si svolge il 14 settembre. La comunità celebra l'evento con un ricco calendario che fonde fede e folclore, prevedendo tridui di preghiera, la processione solenne per le vie del paese e il tradizionale programma civile con luminarie, concerti bandistici e fuochi d’artificio. I festeggiamenti si concentrano attorno alla Parrocchia di San Giovanni Battista. Oltre all'evento settembrino si tiene storicamente un'altra festività molto sentita e partecipata a inizio maggio, anch'essa dedicata al SS. Crocifisso (detta storicamente "Lu Crucifissu Piccinno"). Durante la Festa Patronale, il Sindaco compie il rito della consegna simbolica delle chiavi del paese al SS. Crocifisso. Durante i giorni della Festa, l'aria del centro storico si riempie del profumo dei fornelli pronti e nelle bancarelle che affollano le vie del paese non manca mai la “copeta”, il croccante locale a base di mandorle intere e zucchero caramellato caldo, tagliato al momento su lastre di marmo e le “intorchiate”, biscotto a forma di treccia tipici del territorio, impreziosi da mandorle intere sulla superficie e granelli di zucchero. Un’altra ricorrenza religiosa molto sentita dalla comunità è la La Festa della Madonna del Rosario. Si svolge ogni anno nella seconda settimana di ottobre, unendo solenni momenti di preghiera a eventi civili e musicali Durante la Solenne Processione, il simulacro della Vergine attraversa le vie storiche del paese, accompagnato dai fedeli, dalla Confraternita locale e dalle note dei complessi bandistici. I festeggiamenti si chiudono come da tradizione con un grande spettacolo di fuochi d'artificio. L'evento enogastronomico principale e più recente è la Sagra della Frisella, giunta alla sua 4^ edizione, un appuntamento interamente dedicato alla celebrazione di questo prodotto da forno, tipico della cucina pugliese. Lungo via Roma vengono allestiti numerosi stand gastronomici, mercatini tradizionali ed esposizioni dell'artigianato locale. Le friselle vengono condite in modi classici e creativi, un’ottima occasione per degustare l’olio extravergine d'oliva e il vino locale. La serata ospita musica dal vivo e grandi spettacoli. La Festa Pro-ANT, giunta alla XVII^ edizione, si svolge annualmente all'inizio di luglio in Piazza Papa Giovanni XXIII. Pur trattandosi di una manifestazione socio-solidale a favore della Fondazione ANT (Assistenza Nazionale Tumori), l'evento è una vera e propria festa di piazza con una forte componente gastronomica, stand di cibo locale, birra e quattro serate consecutive di grandi concerti con tribute band e dj set.
Le condizioni pedoclimatiche eccellenti, con terreni alluvionali fertili e ricchi di minerali, uniti a un clima tipicamente mediterraneo favorisce una produzione agricola di altissima qualità apprezzata oltre i confini regionali. L'olivicoltura monteiasina unisce la storicità delle piante secolari alle moderne tecniche di estrazione a freddo. Tra le varietà spiccano l'Oliarola e la Frantoio, note per la resistenza e l'ottima resa organolettica. L'olio extravergine locale si distingue per una bassissima acidità, un colore dorato con riflessi verdi e un perfetto equilibrio tra note fruttate, amare e piccanti. Inserito nel cuore della terra del Primitivo, Monteiasi vanta una solida tradizione enologica legata sia alla produzione di uva da tavola che da vino come il Negroamaro e la Malvasia Nera. La composizione del terreno mista di argilla, sabbia e calcare delle vallate locali garantisce un drenaggio ideale per le radici della vite, concentrando gli zuccheri e i profumi nei grappoli. I vini che ne derivano sono caldi, strutturati, intensi al naso e famosi per la loro spiccata longevità e robustezza. I dolci tipici sono legati alle tradizioni religiose come gli strufoli e cartellate a Natale e scarcelle per il periodo pasquale, da non perdere l’anello di San Cataldo: una ricca ciambella di pasta frolla alle mandorle, farcita con crema pasticcera e amarene, ricoperta da pasta sfoglia e mandorle caramellate.
I piatti tipici di Monteiasi fondono le tradizioni della cucina contadina
pugliese con i ricchi sapori della vicina tradizione tarantina di mare e di terra. Primi piatti tradizionali sono le orecchiete fatte in casa e condite con sugo denso e saporito di carne di cavallo; i cavatelli con le cozze tipiche tarantine; riso, patate e cozze uno dei piarri unici più iconici della cucina pugliese, cotto rigorosamente al forno in una teglia circolare detta tiella; purè di fave servito tradizionalmente con cicorielle selvatiche o accompagnato da peperoni e patate. Tra i secondi spiccano le specialità di carne come le braciole (involtini) al sugo ripieni di aglio, prezzemolo e formaggio, cotti lentamente nel pomodoro; nghiemeridde (Fegatini) Involtini di interiora di agnello strette all'interno del budello, grigliati o cotti in umido; bombette e carne alla brace tipici delle bracerie locali. Focacce e taralli sono i classici prodotti da forno artigianali a base di olio extravergine d’oliva locale, seguiti dai panzerotti fritti ripieni di mozzarella e pomodoro. Rinomati sono anche i prodotti della tradizione casearia tra i quali spicca la pampanella, formaggio fresco e delicato prodotto con latte vaccino o caprino, anticamente servito e insaporito avvolgendolo in una foglia di fico (pampino). Storico street food delle spiagge tarantine, oggi si gusta al cucchiaio poiché le normative sanitarie ne hanno modificato la presentazione.

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