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CENNI STORICI

 ITINERARIO TURISTICO -PRIMA PARTE

ITINERARIO TURISTICO- SECONDA PARTE

 

Minervino Murge, comune dell’Alta Murgia, si erge su due colline a circa 500 metri di altezza sul livello del mare. La sua posizione strategica consente al visitatore uno sguardo su un territorio sconfinato la cui macchia mediterranea si estende fino al bacino del Locone, alla Valle dell’Ofanto e del Tavoliere: è proprio per questa ragione che il paese si è guadagnato l’appellativo di Balcone delle Puglie. Due sono le ipotesi sull’origine del nome; la prima, di origine mitologica, è collegata alla dea Minerva da sempre considerata protettrice dell’ulivo e che, tra l’altro, fu la prima a trovare il modo per tessere la lana. Questa versione può essere alquanto credibile se si pensa alla ricchezza degli alberi di ulivo e delle greggi di questa zona. La seconda considera l’etimo attribuibile a mons – herbinus , vale a dire monte erboso, terra per pascoli. Secondo una leggenda Minervino venne fondata nel 216 a.C. quando alcuni legionari romani, scampati alla battaglia di Canne, trovarono riparo sulle Murge. Qui s'innamorarono delle pastorelle del luogo e decisero di rimanerci, celebrando i riti nuziali in una grotta che loro stessi dedicarono alla dea Minerva. Le ricerche archeologiche hanno stabilito che le origini risalgono alla Preistoria. A poca distanza dall’attuale abitato sono state trovate tracce di insediamenti risalenti al V millennio. Il primo nucleo abitativo ebbe la sua massima estensione nel IV secolo a.C. dove sorgono il castello e la Cattedrale. I primi insediamenti furono fondati tra l’VIII e il VII secolo a.C. sulle pendici che degradano verso la Grotta di San Michele; partendo da qui il paese si estese a ventaglio verso sud-ovest, avendo come limite settentrionale l’impluvio che scende dalle Murge denominato Matitani (dal greco metateo: scorrere). Dal III secolo d.C. al IX la storia di Minervino diviene oscura. Nelle fonti la ritroviamo citata durante gli scontri tra Longobardi e Saraceni, fu presa e saccheggiata dai Saraceni nell’862 e poi nuovamente nell’875. Fra la fine del X secolo e l’inizio del XI la città divenne sede vescovile e tale rimase fino al 1818, quando venne incorporata nella diocesi di Andria. Con la cacciata dei Bizantini dall’Italia meridionale, nel 1042 subì l’invasione Normanna e fu assegnata a Raimfrido D’Altavilla. Dopo i Normanni il feudo fu affidato a Giovanni Pipino, noto per la sua crudeltà, ma anche per la sua dedizione e la sua cura del castello. Gli succedettero gli Orsini, i Del Balzo, i Pignatelli, i Carafa e i Del Tufo. Nel XX sec. Minervino Murge, come gli altri paesi circostanti, fu terra di scontri tra gruppi di fascisti, ovvero i grandi proprietari terrieri, e i socialisti, vale a dire i contadini che si organizzarono per rivendicare i propri diritti. Tali scontri portarono, poi, alla costruzione del Faro votivo, monumento ai caduti fascisti.

 

Iniziamo il nostro itinerario partendo dal Palazzo Baronale o Castello, posto al nord, domina il territorio, in chiara posizione difensiva, oggi sede del Municipio. L’ala più antica fu costruita dai Normanni e terminata agli inizi del 1300 come attesta lo stemma del feudatario Giovanni Pipino posto all’ingresso di una torre che ospita il Museo Archeologico. Nella prima metà del 1600 i Principi Pignatelli, feudatari tra il 1619 e il 1657, lo trasformarono da fortezza in dimora nobiliare aggiungendo il corpo anteriore e la facciata, che un ampio cortile separa dalla parte normanna. Dal cortile si accede alla Mostra Archeologica permanente “Quando l’Ofanto era color dell’ambra” con reperti dal VII al II sec. a.C. Di notevole fascino è la ricostruzione della tomba del “guerriero vincitore”. Il Palazzo Comunale ospita anche la Pinacoteca “Roccotelli”, un vero e proprio percorso che partendo dalla maestosa scalinata ti accompagna nel cuore del castello dove ammirare tra androni, stanze, torri e corridoi le tele e le sculture del minervinese Michele Roccotelli. Alle spalle del castello si trova il Museo Etnografico della “Civiltà Contadina e della transumanza”. Lasciato il castello, scendendo da Via Dante si possono ammirare il Palazzo Caputi e la Chiesa di San Francesco d’Assisi, costruita insieme al Convento dei Frati Minori Osservanti per volontà di Ramondello Orsini, Principe di Taranto e della moglie Maria d’Enghien. Bellissimo il baldacchino barocco in legno dorato dell’altare maggiore (VII sec.) e il coretto sovrastante l’ingresso. Proseguendo Via Dante per raggiungere la Cattedrale dedicata alla Vergine Assunta, si costeggia l’antico Monastero delle Clarisse, oggi sede del Liceo. La Cattedrale fu sede dei Vescovi minervinesi dal XI secolo sino al 1818. Riedificata sull'area della precedente costruzione di età normanna, venne consacrata nel 1608. Essa è chiamata anche chiesa madre in quanto era la chiesa maggiore fino all’istituzione delle nuove parrocchie nel 1800. La facciata, costruita in pietra calcarea bianca, presenta un rosone romanico e tre portali rinascimentali. L’interno è diviso in tre navate separate da colonne rinascimentali ed è coperto da una volta a capriate. Sull’altare maggiore (sec. XVIII) è collocato un tempietto in marmo in cui è conservato il Santissimo Crocifisso, denominato Crocifisso Nero che in tempi antichissimi, ritenuto miracoloso dai fedeli, veniva portato in processione nei periodi di siccità per propiziare la pioggia. Dall’arco a sinistra si entra attraverso una porta in stile neo gotico, nell’ottocentesco Sacello. Da notare è il rinascimentale fonte battesimale, unico per tutto il paese fino al 1884.

 

Scendendo le scale alle spalle della Cattedrale ci inoltriamo nel nucleo più antico di Minervino chiamato “Scesciola”, caratterizzata da un labirinto di viuzze dall’andamento irregolare, rampe, case imbiancate a calce, aggrappate alle pendici della collina e strette le une alle altre in un continuo susseguirsi di archetti in tufo. Numerose sono le edicole sacre, testimonianza di una fede profonda degli abitanti. Passeggiando per via Papa Innocenzo XII, tra i numerosi palazzi nobiliari del XVIII e XIX secolo, si scorge la Torre dell'Orologio, edificata nel XV secolo dalla famiglia Pirro-Del Balzo: la torre nacque con scopi civici, di segnalazione e di emergenza sull'abitato circostante. In seguito nel XVIII secolo divenne una torre campanaria. Inoltrandosi per la traversa dinanzi alla Torre si giunge alla casa natale del prortomartire giacobino Emanuele e Deo. Giunti a Piazza De Deo, l’antica piazza detta “del Sedile”, si può notare la Chiesa del Conservatorio, mentre sempre dalla stessa piazza attraverso Via santa Caterina si giunge alla chiesetta della Madonna di Costantinopoli, considerata fra le più antiche. La chiesa venne eretta dal Principe Pignatelli nel luogo del ritrovamento di un’immagine della Vergine considerata miracolosa. Sull’unico altare si nota, infatti, un affresco della Vergine col Bambino. Lungo Corso Matteotti possiamo notare l’imponente Torre quattrocentesca, fra i monumenti più significativi di Minervino. Nel 1454, alla morte di Gabriele Orsini, duca di Venosa, che era anche barione di Minervino, la città fu ereditata dalla figlia Maria Donata che era sposata con Pirro Del Balzo che fra il 1454 e il 1462 costruì la Torre inizialmente come osservatorio. Si tratta di una costruzione massiccia a pianta circolare con spesse mura a diversi piani comunicanti, per motivi di difesa, con scale mobili in legno. La costruzione era situata fuori dall’abitato e così rimase fino alla fine del XVII sec. quando il paese cominciò ad estendersi verso sud.  Al termine del corso, preceduta da un’ampia scalinata si erge la Chiesa di San Michele in pietra viva (1856) con pianta ottagonale e ricca di interessanti tele. Salendo lungo Via Di Vagno arriviamo alla Villa Comunale ove si erge il Faro Votivo. Un monumento eretto ad esaltazione del fascismo e dei suoi caduti. La sua costruzione, iniziata nel 1923 e terminata dopo nove anni, si deve alla commemorazione per il caduto Riccardo Barbera a Molfetta. Lo stesso Mussolini offrì £ 10.000 per la costruzione. Alla caduta del fascismo i comunisti volevano abbattere quel mausoleo, ma il geom. Tommaso Barbera, esponente del P.S.I., attivamente si adoperò perché ciò non avvenisse e fu convertito in monumento ai Caduti di Puglia. 

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ITINERARIO TURISTICO - TERZA PARTE

ITINERARIO TURISTICO- QUARTA PARTE 

PERCORSI NATURALISTICI

Minervino Murge rientra insieme ad altri dodici Comuni nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia è tra i più estesi a livello nazionale con le sue 68.077 are. Il territorio del Parco è caratterizzato da una suggestiva successione di creste rocciose, doline, dolci colline, inghiottitoi, cavità carsiche, scarpate ripide, lame, estesi pascoli naturali e coltivi, boschi di quercia e di conifere, dove l'azione perenne della natura si mescola e convive con quella millenaria dell'uomo che ha edificato masserie in pietra, a volte fortificate per difendersi dall’attacco dei predoni, dotate di recinti e stalle per le greggi, cisterne, neviere, chiesette, specchie e reticoli infiniti di muri a secco. L’Alta Murgia è quindi il luogo dove la storia dell’uomo è tangibile nell’articolato mosaico che delinea il paesaggio della pietra e racconta storie di pastori erranti, di massari impegnati nella lavorazione del latte e della lana e nella coltivazione dei cereali, del mandorlo e della vite. Da settembre 2024 Il Parco dell’Alta Murgia fa parte del sistema di geoparchi mondiali UNESCO. Nel territorio di Minervino ci si può immergere in sentieri naturalistici di rara bellezza dove può essere praticato trekking naturalistico attraverso l’affascinante costone murgiano caratterizzato da profondi valloni. Lungo una direttrice storica, percorrendo l’antica Lama Matitani, si giunge alla Grotta di San Michele Arcangelo, situata in una grande cavità carsica, scenario imponente che da oltre un millennio è luogo di culto. Il cammino di Guglielmo è un pellegrinaggio che parte dal Santuario di Montevergine, presso Mercogliano (AV), e ha come destinazione la Basilica del Santo Sepolcro di Barletta. A Minervino, con la Grotta dell’Arcangelo Michele, il Cammino si intreccia col filo micaelico. Un altro sentiero porta dalla dolina di Copparone alla cava di Montelisciacoli, un anello escursionistico lungo gli antichi tratturi dell’alta Murgia, da cui si diramano un percorso geologico e un tracciato naturalistico. La cresta delle Coste Cirillo regalano panorami spettacolari dalla Lucania al Gargano.

 

Sopra a un basamento a forma di dado si regge una grande colonna che appare essere un grande fascio littorio, sopra il quale è collocata la lanterna ruotante che irraggia un fascio di luce di modesta intensità che sostituisce quello originario donato dal Ministero della Marina Mercantile della potenza di 2 milioni di candele, a suo tempo visibile per un raggio di 80 km. La struttura, alta 32 metri, è interamente costruita in pietra dura di Minervino, e, all'interno della colonna, si inerpica una scala a chiocciola, con la quale si può accedere alla loggetta da dove è possibile ammirare tutta Minervino e il paesaggio sottostante, giungendo a scorgere perfino il golfo di Manfredonia, il Gargano e buona parte del Tavoliere delle Puglie. Il monumento è stato restaurato in occasione del centenario della posa della prima pietra (anni 2023-2024). In Via Imbriani è possibile visitare la Chiesa della Beata Vergine Incoronata nata nel 1855 su un’antica cappella suburbana dedicata a San Marco Evangelista alla quale contribuirono i fedeli con offerte. Al di fuori del centro abitato, situata ai piedi di Minervino Murge, in una vallata che si trova al termine di quel canale naturale, un tempo fiumiciattolo, denominato "Matitani", si trova la grotta di San Michele. E’ una cavita carsica la cui formazione risale al Quaternario (2 milioni d'anni fa), periodo in cui quest'area, sino ad allora sommersa, comincia ad innalzarsi sul livello del mare. Le prime testimonianze scritte, riferite a questa grotta, sono reperibili in una pergamena conservata nell'Abbazia di Montecassino, datata 12 febbraio dell'anno 1000. La grotta doveva, però, essere conosciuta e frequentata già in passato e presumibilmente in età paleocristiana. Antico luogo di culto micaelico, la Grotta ha un interesse storico, artistico e speleologico.

 

A poca distanza dalla Grotta si trova la Chiesa della Madonna della Croce con affreschi e un dipinto della Vergine col Bambino. Nella cappella di San Pietro vi è un interessante pavimento in malta. Sulla strada per Lavello, a 2 km. dal centro abitato si erge il Santuario della Madonna del Sabato, Protettrice di Minervino.   Fu costruita verso la metà del XVII secolo su di una grotta basiliana scavata nel tufo, dove fu trovata dipinta sul muro un’immagine della Vergine col Bambino. Poiché il rinvenimento avvenne in un sabato, 15 giorni dopo la Pasqua di un ancora ignoto anno, da tale giorno prese il nome l’immagine e anche la sua festa. La denominazione della Madonna del Sabato potrebbe anche derivare dal Legame tra Maria ed il Mistero Pasquale; nel Sabato Santo, infatti, solo Maria ha conservato la fede nella Resurrezione del Figlio di Dio. La leggenda racconta che durante una battuta di caccia, alla quale partecipava anche il principe Pignatelli, Barone della città, il suo cane si infilò in un’apertura del terreno senza riuscire ad emergere. Poiché era il suo cane preferito, si organizzò una battuta che seguendo il latrato del cane giunse vicino ad un folto cespuglio presso cui c’era una buca che nascondeva una cavità sotterranea; legato saldamente a delle corde un servo fu calato giù per recuperare la bestiola. Il servo una volta risalito si inginocchiò dicendo di aver vista dipinta su una parete della cavità, l’effige di una Madonna col Bambino. La costruzione fu fatta dal principe Marzio Pignatelli e consta di due parti distinte: quella inferiore, che è la grotta dove fu rinvenuta l’immagine e alla quale si accede per mezzo di una doppia scalinata, e quella superiore, costruita al di sopra della prima, composta di una navata.  Sull’arco sovrastante le rampe di scale che portano alla chiesa inferiore si trova ancora lo stemma in pietra di Pignatelli e Guevara. Sotto l’arco terminale composto da tre conchiglie si ammira il bassorilievo della Fontana, da cui l’acqua defluisce a campana a simboleggiare la Madonna Fonte di Grazie. Il grande finestrone posto sulla facciata principale del Santuario è riempito da una vetrata a mosaico, attraversata da un grande fascio di luce che mette in risalto la ricchezza dei colori dell’immagine della Madonna che sovrasta e benedice il paese.

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EVENTI

ENOGASTRONOMIA

CENTRO STORICO
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Molto sentiti sono i riti Pasquali che iniziano il Venerdì Santo con la processione dell’Addolorata. Il Lunedì Santo ha luogo la Festa dei macellai minervinesi che accompagnano in processione il SS. Sacramento. La Festa Patronale della Madonna del Sabato si festeggia 15 giorni dopo la Santa Pasqua. Tradizionale l’appuntamento dell’8 maggio con pellegrinaggio per la Festa di San Michele in Grotta, una festa tutta popolare in cui si fondono sacro e profano, folklore e culto. Durante i mesi estivi, la Villa Faro e il Centro Storico si trasformano in un palcoscenico all'aperto, con eventi che spaziano dalla musica all'arte e all’enogastronomia, offrendo serate indimenticabili sotto le stelle. Godetevi il fascino delle lunghe serate estive e il calore dell'ospitalità locale. Tra gli eventi storici che meritano particolare menzione, spiccano la Notte Bianca (10 agosto), Nottingrotta (16 agosto) e la Festa dell’Uva e del Vino (20 agosto).  Il 28, 29 e 30 Settembre si festeggia San Michele Arcangelo e nell’ultima domenica di ottobre ritorna la Sagra del fungo cardoncello, durante la quale vengono proposte le principali e rinomate specialità gastronomiche murgiane tra le quali spiccano, oltre al prelibato fungo, le saporite cime di rapa. Le festività natalizie si aprono con il tradizionale Falò per la Festa dell’Immacolata (7 dicembre) e proseguono con l’inaugurazione del tradizionale presepe monumentale e dei vari eventi previsti all’interno del cartellone del Natale.

 

La tradizione enogastronomica rivela un patrimonio invidiabile di sapori e rivive, come in un racconto, nella sublime arte del convivio dei ristoranti locali. Da assaporare le famose cime di rapa, i prelibati formaggi delle antiche masserie, la salsiccia di maiale a punta di coltello, le pietanze della tradizione contadina esaltate dall’inconfondibile olio EVO, completando l’esperienza del gusto con una degustazione dei superlativi vini delle cantine locali e nel periodo autunnale dal noto fungo cardoncello, prodotto principe dell’Alta Murgia. La “Cima di rapa di Minervino”, (PAT dal 2006), è coltivata da oltre un secolo. Le peculiari caratteristiche di quest’ortaggio vengono attribuite alle condizioni pedoclimatiche della zona e alla tecnica colturale adottata. L’autunno e la primavera sono i periodi dell’anno in cui, nel vasto territorio della Murgia si raccoglie “sua maestà” il fungo cardoncello. Questa particolare coltivazione rappresenta un pezzo importante della tradizione popolare delle Murge. Imperdibile è la Sagra che si svolge ogni anno nell’ultimo weekend di ottobre, appuntamento che ogni anno attira decine di migliaia di visitatori, curiosi di assaporare le prelibatezze locali e di immergersi nella cultura dell’Alta Murgia.

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